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News About Copyright & Copyleft
Copyright & Copyleft PDF Print E-mail
Written by Alessandro Cozzutto   
Thursday, 07 May 2009 08:13
 
Il dibattito sull'adeguatezza del copyright quale strumento di tutela dei diritti morali e materiali di un autore di opere di ingegno e creatività è quantomai datato e la colpa, come sempre, è tutta di Topolino.
 
E' stata la Disney infatti, che rischiava di vedere la sua storica principale fonte di reddito cadere nella rete anarchica del pubblico dominio, a convincere la giurisprudenza federale della necessità di estendere la tutela del copyright a 70 anni dalla morte dell'autore (95 se si tratta di una corporation).
Per fortuna, è notizia di oggi, l'Unione Europea ogni tanto si desta dal suo torpore.
Ora, senza formalizzarsi né trasformare la battaglia sul diritto d'autore in questione politica (cosa che è, senza dubbio), gli anni della rivoluzione informatica che hanno trasformato i calcolatori elettronici in potenti e redditizi beni economici hanno visto anche il sollevamento di una parte di quella comunità di informatici che aveva enormemente contribuito allo sviluppo della programmazione come noi oggi la conosciamo.
Il punto principale cui essi si opponevano era l'idea che il software fosse oggetto di barbara commercializzazione, dopo che loro, nell'età d'oro (anni '70) della sperimentazione informatica, avevano fatto girare liberamente chilometri e chilometri di codici sorgenti e stringhe di programmazione.
Così uno di loro, Richard Stallman, mise a punto il concetto di copyleft: una dichiarazione che, a partire dalla tutela di copyight (che oggi per accordi internazionali si applica automaticamente a ogni opera di ingegno appena concepita), estende la fruizione di tali diritti. Con tale dichiarazione l'autore rinuncia formalmente a una serie di prerogative normalmente associate alla tutela del diritto d'autore, come il divieto di riprodurre l'opera, di diffonderne liberamente delle copie.
 
Il copyleft, detto in soldoni, implica che la paternità di un'opera sia sempre riconosciuta, ma che sia riconosciuta allo stesso tempo la priorità della diffusione di un'opera di ingegno rispetto alla sua commercializzazione: il che significa che un autore che abbia scelto una licenza copyleft per tutelare la sua canzone, il suo articolo, il suo cortometraggio ecc. è liberissimo di vendere tale opera a chicchessia. Allo stesso tempo il "cliente", nel caso abbia un amico che già disponga di quell'opera, è "libero di non comprare" (una libertà davvero rara al giorno d'oggi!) e di copiare dall'amico l'opera. L'amico, al contrario, a meno che l'autore originale non abbia deciso espressamente sul contrario, non ha nessun diritto di vendere l'opera frutto dell'ingegno altrui: farlo costituirebbe una violazione del copyleft e dunque del copyright.
 
La questione è tanto complessa quanto affascinante. Forniremo a breve fonti più dettagliate.
Nel frattempo, le voci di Wikipedia (ma volendo su Internet si trovano
migliaia di siti a proposito) sull'argomento sono:
 
- open source, la filosofia alla base di Linux e in favore di software libero
- open content, l'applicazione di questa filosofia a creazioni non informatiche
- open access, il movimento per la libera diffusione del sapere
- creative commons, il tipo più famoso di licenza copyleft
- Richard Stallman, l'inventore del concetto di copyleft
- Linus Torvalds, inventore di Linux
- Lawrence Lessig, giurista americano creatore di creative commons
 
Di italiano e in italiano potete trovare alcuni siti che ci riguardano più da vicino:
- http://www.copyleft-italia.it/
- http://ippolita.net/
- http://aperto.unito.it/
 
Su www.creativecommons.org è possibile vedere nel dettaglio il processo di creazione e il funzionamento di una licenza copyleft. Basta cliccare la voce "license your work" e seguire la procedura!
Last Updated on Tuesday, 23 February 2010 20:14
 

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