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News Members & Contributors Federico Viotti Lo tsunami elettorale del PP. Le elezioni regionali e comunali in Spagna.
Lo tsunami elettorale del PP. Le elezioni regionali e comunali in Spagna. PDF Print E-mail
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Members & Contributors - Federico Viotti
Written by Federico Viotti   
Tuesday, 24 May 2011 23:18

Domenica (22 marzo) si sono svolte in Spagna le ottave elezioni regionali e comunali dal ritorno della democrazia ad oggi. Le regioni chiamate al voto sono state complessivamente tredici, le cosiddette "regioni della via ordinaria", in cui si vota contemporaneamente ogni quattro anni, mentre nelle "regioni della via rapida", che hanno una maggiore autonomia (Cataluña, Paesi Baschi, Galizia e Andalusia), si vota in momenti differenti. Nelle città, invece, non esiste alcun tipo di distinzione e i governi comunali sono stati rinnovati tutti contemporaneamente.

Si è trattato di un vero trionfo del Partito Popolare (PP), il principale partito della destra spagnola, che governerà in undici di queste tredici regioni e in più di 3.000 delle 8.000 città al voto.


Il PP si rafforza, ma è soprattutto il POSE a crollare. Un esempio della disfatta socialista giunge proprio dal risultato di alcune delle principali città spagnole come Barcellona e Siviglia, simboli del potere socialista, che sono passate in mano alla destra. Barcellona era governata dal Partito Socialista Catalano (PSC) da 32 anni (quando si svolsero le prime elezioni democratiche), mentre Siviglia è stata a lungo governata dal PSOE, ad eccezione del periodo tra il 1991 e il 1999, ed è la capitale di una regione – l’Andalusia – storicamente socialista. Nella prima città ha ottenuto la maggioranza relativa il partito nazionalista catalano CiU, nella seconda il PP ha raggiunto la maggioranza assoluta. Anche Cordoba, altra grande città andalusa, avrà un sindaco di destra. A Madrid, che da anni è saldamente in mano al PP, Tómas Gómez, giovane segretario della federazione socialista di Madrid, non ha saputo approfittare della grande popolarità derivante dalle primarie, che ha vinto opponendosi direttamente al vertice socialista, per migliorare la posizione del PSOE. Anzi, la performance è stata peggiore rispetto al 2007 con una calo di 250.000 voti, pari a 10 punti percentuali.

Nelle regioni - che in Spagna si chiamano Comunidades Autonomas (CC.AA) - non è andata meglio, basta dare una rapida occhiata alla cartina della Spagna per accorgersi che il colore dominante è l’azzurro del Partito Popolare, con qualche piccola macchia arancione, che sta ad indicare che il partito vincente è un partito regionalista o nazionalista. Il rosso del PSOE è del tutto assente. Anche nelle comunità autonome di Castilla – La Mancha ed Estremadura, feudi socialisti fin dalle prime elezioni regionali del 1983, il PP ha ottenuto più voti del PSOE. Un cambiamento radicale, soprattutto nel primo caso in cui è stata eletta come presidentessa della Giunta Maria Dolores de Cospedal, già segretaria generale del PP e candidata più votata in Castilla – La Mancha. Nel caso dell’Estremadura un accordo con IU potrebbe permettere ai socialisti di governare ancora.

La tendenza è stata quella di presentare e interpretare queste elezioni come una sfida a due tra PSOE e PP. Una sfida dai contenuti nazionali, ovvero un’anticipazione di quello che potrebbe accadere tra circa un anno in occasione delle elezioni legislative. Tutti i principali esponenti del PSOE avevano tentato di opporsi a questa lettura evidenziando il carattere locale e regionale del voto di questa domenica, ma con un risultato così univoco in tutto il territorio nazionale e a tutti i livelli amministrativi è difficile evitare il riferimento alle difficoltà del governo spagnolo. Lo stesso segretario generale del PSOE e presidente del governo, José Luis Rodríguez Zapatero – reggente ad interim dopo la sua decisione di non ricandidarsi -, è apparso in televisione per ammettere "rotundamente", come direbbero gli spagnoli, la sconfitta subita. Niente di inatteso, anzi, in caso non si fosse già capito dai sondaggi, che avevano ampiamente previsto il risultato negativo dei socialisti, era stata Elena Valenciano -portavoce del comitato elettorale del PSOE – a ribadire, un solo minuto dopo l’inizio dello spoglio, che il partito si stava preparando ad una notte difficile. Insomma leggere i dati che via via venivano pubblicati sui siti dei principali quotidiani spagnoli è stato come assistere alla cronaca di una morte annunciata.

La forte crisi economica è stata ed è costantemente utilizzata dal PP per criticare il governo, i suoi ministri e il partito di cui sono esponenti. Ma il malessere degli elettori spagnoli non è solo quello di chi ha votato PP, è anche quello espresso dal movimento degli "Indignados" che da ormai da più di una settimana ha occupato la centralissima Puerta del Sol, di fronte al palazzo del governo della comunità di Madrid e a pochi metri dal Congresso dei Deputati. Esiste una parte della società spagnola (fatta soprattutto di disoccupati, precari e studenti) che non si sente rappresentata dai due principali partiti spagnoli e dal modello di sviluppo economico che entrambi dimostrano di voler difendere. Il movimento ha indubbiamente un’origine di sinistra, anche se da sinistra intende criticare la gestione del governo socialista. Gli elettori hanno punito il PSOE per la sua incapacità di gestire la crisi e la sottomissione, senza troppi indugi, alle richieste del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea, che hanno imposto misure anticrisi da "lacrime e sangue". Ma l’insoddisfazione che esprimono tanti spagnoli a Puerta del Sol è più complessivamente legata alla qualità della democrazia, al non sentirsi protetti di fronte ad una crisi che non hanno causato loro: "¡Democracia real ya!". Questo messaggio non va comunque confuso, come invece si è fatto, con una difesa dell’apatia politica, anzi, merito degli indignados è quello di aver animato un dibattito politico che in Spagna non era particolarmente vivace, soprattutto nelle fasce più giovani – che sono anche le più colpite dalla crisi, con una disoccupazione giovanile del 45%. Domenica molti degli "accampati" hanno interrotto la protesta per esercitare il proprio diritto al voto ed in generale l’affluenza è aumentata rispetto al 2007 (+ 3 punti percentuali).

Alla crisi di consenso del PSOE corrisponde la crescita di altri partiti minori di sinistra, come Izquierda Unida (coalizione di partiti alla sinistra del PSOE ) e la rivelazione di queste elezioni, il nuovo partito della cosiddetta Izquierda Abertzale (sinistra nazionalista) Bildu. Si tratta di una coalizione di forze che raccolgono l’eredità di Batasuna, il partito nazionalista basco sciolto nel 2003 per i suoi legami con l’ETA. Questo partito non solo diventa la seconda forza politica nel Paese Basco, dove risulta il più votato nella provincia di Gipuzkoa, ma si inserisce anche in altre realtà come la Navarra. L’irrompere e il rafforzarsi di partiti minori non è un fenomeno limitato al settore di sinistra. UPyD, un partito sorto nel 2007 per iniziativa di Rosa Díez – ex del PSOE – si è imposto come quarta forza politica spagnola e ha ottenuto un buon risultato soprattutto a Madrid. Foro Asturias, il partito creato da Francisco Álvarez-Cascos dopo la sua uscita dal PP pochi mesi fa (dopo esserne stato segretario generale durante la presidenza di Aznar), ha ottenuto più voti dello stesso PP.

Questi dati evidenziano che il voto si è distribuito su un numero maggiore di forze politiche. In realtà non è una sorpresa che in occasione di elezioni regionali e municipali il voto si distribuisca su più partiti, specie in una realtà come quella spagnola in cui alcune comunità autonome sono caratterizzate da una propria specificità, tuttavia nel complesso è stato sottolineato un maggiore pluralismo del voto. In effetti si nota che diverse nuove forze politiche sono riuscite a ricavarsi uno spazio, talvolta anche considerevole, all’interno di un sistema tradizionalmente piuttosto chiuso. Si tratta di una novità importante, probabilmente la più rilevante, al di là del risultato elettorale, per un sistema che ha presentato fino al 2008 una forte tendenza bipartitica.

Last Updated on Saturday, 11 June 2011 04:15
 

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