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| Matrix e le tette |
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| Written by El loco |
| Thursday, 26 November 2009 11:30 |
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Il "Dizionario snob del cinema" di David Kamp e Lawrence Levi (Sellerio, 2006) è stato scritto "perché il lettore intimidito dalle parole "Espressionismo Tedesco" possa finalmente decidersi a noleggiare il godibilissimo M di Fritz Lang, ma allo stesso tempo liberarsi dal senso di colpa per non aver mai visto un film di Peter Greenaway". Nell'occasione ci dà lo spunto per un'amara riflessione sull'uso delle fonti nelle scienze sociali. Abbozziamo qui (o abboziamo?) una riflessione sulla pseudo filosofia sviluppata nella celebre triologia Matrix, che il buon dizionario Morandini sdogana con una certa dose di snobismo. E' lecito sottoporre le tematiche proposte e le risposte sviluppate dai film dei Wachoski brothers a indagine nel campo della filosofia politica? Ovviamente no, perché, riprendendo il dizionario snob del cinema: "Se un film mostra un paio di tette è porno, se fa vedere il pene è arte". Allo stesso modo, buttiamo lì questa provocazione, se discuti le problematiche poste in essere da un film, per di più di fantascienza, finché l'analisi è semiotica e verte sulla comunicazione, la cosa è accettabile, ma se ti azzardi a vederci della filosofia politica, quel che scrivi sono delle (rag)..azzate. Cioè, se lo trovi scritto su un libro va bene, ma i film sono prodotti commerciali, sterco del demonio e non importa che certi film siano visti da milioni di persone e certi libri siano comprati da poche centinaia (e letti da ancora meno). Ma la facoltà di tracciare una linea di demarcazione tra scienza e arte, tra cultura e subcultura, configura un rapporto di potere fondamentale in una democrazia liberale, in cui tutti sono liberi di esprimersi ma poi differenze sostanziali emergono per stabilire chi debba essere preso sul serio e chi no. La comunità scientifica ha fissato (per fortuna, vedi Eco, Autori e autorità) dei paletti di inclusione ed esclusione del sapere scientifico, per evitarne l'imbarbarimento: ma se questi paletti si rivelano più statici, che dinamici, soprattutto in un periodo di grandi trasformazioni, il rischio è di fare la fine dell'Impero Romano e di aprire la strada a un Medio Evo morbido. In cui noi, giovani virgulti scienziati politici, rischiamo di fare la fine del Medico di de André, che si rese conto sulla propria pelle che "la scienza non puoi regalarla alla gente, se non vuoi ammalarti dell'identico male, se non vuoi che il sistema ti pigli per fame". Se tutto è politica, e se oggi la politica è comunicazione, allora tutto è comunicazione? Il punto è che, come scriveva Luhmann in "Deconstruction as a second order observing": What we know about the world we
allora vada benissimo il pene, ma vogliamo prenderci anche le tette? To be continued.. |
| Last Updated on Sunday, 06 December 2009 20:55 |






